1° marzo 2023. Facendo una ricerca sul web sulla Bibbia Martini mi sono imbattuto in questo sito che presenta numerose imprecisioni e citazioni parziali, e una struttura piena di pop-up nella quale ho trovato impegnativo non perdere il filo. Non è semplice commentare tutte le asserzioni di Utopia.it, anche perché è una raccolta molto eterogenea. Questi appunti nella forma attuale non sono affatto ordinati, l’unica scusante è che sono tutti qui: non c’è nessun pop-up da nessuna parte. Nella prossima revisione cercherò di migliorare l’organizzazione e la chiarezza.
Gran parte del sito appare scritto fra il 2008-9 e la fine del 2013-inizio 2014: la raccolta delle 700 “antinomie” fa chiaro riferimento alla Traduzione CEI 2008, e una di queste pagine – con la singolare interpretazione del libro della Sapienza – è riproposta da Homolaicus in https://www.homolaicus.com/at/libro-sapienza.htm (che si scosta gli standard di Homolaicus che in genere pubblica pagine terminologicamente corrette – come la trasformazione di “salotti vaticani” in “salotti teologici”) e poi caricata su freeforumzone.com il 28 novembre 2011 – https://www.freeforumzone.com/mobile/d/10022963/La-sconfessione-del-Messia-celata-nel-libro-della-Sapienza-/discussione.aspx – mentre il fotomontaggio “della statua di Caligola in una sinagoga” usa una foto della sinagoga di Sofia caricata su TripAdvisor il 6 ottobre 2013.
Qui riporto solo il testo e non le immagini di Utopia.it, anche se talvolta includo screenshot.
Per chi volesse approfondire posso raccomandare la consultazione della versione di Scarpat del libro della Sapienza, che però oggi è difficile da procurare. Il modo più semplice ed economico per reperirne una copia è fare una ricerca su https://opac.sbn.it/, il Catalogo collettivo delle biblioteche del Servizio Bibliotecario Nazionale.
http://www.utopia.it/sapienza/sapienza_cristo_filone.htm
San Girolamo, nel 405, attribuì il libro Sapienza a Filone di Alessandria (15 a.C. – 45 d.C.) contemporaneo di Cristo. Pertanto, per l’autore della Vulgata, il libro Sapienza fu scritto dopo la crocifissione di Cristo. Tuttavia, Sapienza disconosce la Resurrezione, non condivide la Trinità e non attende alcun Messia.
[…]
■ La scelta della Edizioni San Paolo è categorica perché non riporta la data della Bibbia CEI 2008 pubblicata un anno prima. Il criterio d’indagine è lo stesso usato da Scarpat nel dimostrare la data finale del 38 d.C. Che però non è menzionato. Il messaggio è comunque palese: Sapienza è stato ispirato da Dio quando il Messia svolgeva il suo apostolato. Fin qui nulla di male, se non fosse che Sapienza smentisce l’intera dottrina del Cristianesimo dopo la venuta e la morte del suo fondatore.
In sostanza, nell’Antico Testamento c’è la scomunica in simultanea del Nuovo Testamento: una Parola di Dio contro un’altra Parola di Dio
Per cominciare, non è vero che se Filone fosse l’autore di Sapienza il libro sarebbe stato scritto dopo la crocifissione.
Le affermazioni di Utopia.it sul libro della Sapienza sono molto impegnative, e le prove che porta a sostegno dovrebbero esserlo altrettanto. L’identificazione del figlio divinizzato di cui si parla in Sap 14,15 sembra verosimile e può essere, al contrario, una piacevole sorpresa.
Secondo sapienza_scarpat.pdf (www.utopia.it/sapienza/sapienza_scarpat.pdf):
http://www.utopia.it/sapienza/rivista_biblica_scarpat.htm

Va detto però che Scarpat non considerava questa mancata identificazione del figlio un punto debole della sua ipotesi di una datazione tarda della Sapienza.
Nel Libro della Sapienza da lui curato ritorna su questo articolo nel vol III, pp 96-102. In nota a pag. 96 Scarpat ci informa che dopo tanti anni [l’articolo citato è del 1967 mentre il vol III è stato pubblicato nel 1999] un esame più approfondito mi fa ritenere che questa pericope possa essere interpretata diversamente. La spiegazione (piuttosto tecnica) è a pp. 101-102 e 127. Scarpat però fu sempre a favore di una datazione tarda del libro: nell’Introduzione (vol I, pp. 19-24) richiama l’attenzione sull’hapax διαγνώσεως (nell’AT) di Sap 3,18: argomentando che ha in Sapienza (e in FiIone) lo stesso valore che assume in Atti 23,15 e 24,22 – e cioè la corrispondenza del termine giuridico latino cognitio. In latino africano non si fa distinzione, secondo Thielmann (v. nota p. 21), fra cognosco da agosco – da cui segue la traduzione “agnitionis” nella Vetus Latina, v. pp. 407 e 444. Quindi la datazione tarda proposta da Scarpat prescinde dalla identificazione del figlio e si viene a basare su argomenti interni, v. più avanti per l’interpretazione inusuale di questa espressione in Utopia.it.
In sé questo contributo non si può trascurare: presenta una discordanza dei soggetti:

ma è abbastanza naturale ritenere che il Senato sia stato spinto a questo decreto dietro a una richiesta di Augusto. Anche un articolo su JSTOR conferma l’evento:

Martini – come anche Scarpat (vol III, p. 127) – in nota si rifà a una storia simile citata dal mitografo Fulgenzio:

Il testo si può leggere a https://www.thelatinlibrary.com/fulgentius/fulgentius1.shtml. Questo Fulgenzio però è vissuto nel V-VI secolo e la fonte che cita nel racconto sembra priva di altre attestazioni, anzi il commento al racconto di Whitbread (https://ohiostatepress.org/books/Complete%20PDFs/Whitbread%20Fulgentius/04.pdf) rimanda alla Sapienza di Salomone:

V. anche: https://www.theoi.com/Text/FulgentiusMythologies1.html.
Questa pagina di Utopia.it mostra un fotomontaggio di una “statua di Caligola” nella Sinagoga di Sofia, più amplio nel pop-up http://www.utopia.it/sapienza/sinagoga_profanata_caligola.htm:

Più interessante questa schermata:

La prima cosa che colpisce in questa schermata è che “κράτησις” e le altre espressioni greche non sono scritte nel testo ma collegate come immagine. Confrontiamo una parte del testo in questa pagina con la versione pubblicata da Homolaicus.it:
| http://www.utopia.it/sapienza/sapienza_cristo_filone.htm | https://www.homolaicus.com/at/libro-sapienza.htm |
| ■ Nel 1988 nell’introduzione a Il libro della Sapienza di G. Ravasi (Ed. Dehoniane, pag. 26), salta agli occhi una frase sibillina: «Per una serie di ragioni interne, tuttavia, oggi gli studiosi sono sempre più convinti che ci si debba orientare verso una data precisa, il 30 a.C.» Quali sono queste “ragioni interne” alla Chiesa? La data di stesura di un libro biblico può essere decisa da motivi di politica religiosa? In verità, nei salotti vaticani si paventava il pericolo della datazione post-Cristo del libro Sapienza per l’abiura della Resurrezione. E non solo. […] ■ Nel 2002, nella Facoltà Teologica di Firenze si insegna che Sapienza è stato redatto alle «soglie del I sec. d.C.» (Prof. Luca Mazzinghi, ordinario di Sacra Scrittura). Anche qui c’è una minuzia da sottolineare: non sul finire del I secolo a.C., bensì alle soglie del I secolo d.C. Pure in questo caso Sapienza ha oltrepassato la vecchia frontiera dell’Antico Testamento. | Nel 1988, nell’introduzione a Il libro della Sapienza di G. Ravasi (Ed. Dehoniane – pag. 26) salta agli occhi una frase sibillina: “Per una serie di ragioni interne, tuttavia, oggi gli studiosi sono sempre più convinti che ci si debba orientare verso una data precisa, il 30 a.C.”. Quali sono queste “ragioni interne” alla Chiesa? La data della stesura di un testo può essere stabilita da ragioni di politica religiosa? In verità, nei salotti teologici si paventava il pericolo sulla datazione post-Cristo che avanzava dalla ricerca storica e filologica. […] Nel 2002, nella Facoltà Teologica di Firenze si insegna che il libro Sapienza è stato redatto alle “soglie del 1° sec. d.C.” [Prof. Luca Mazzinghi, ordinario di Sacra Scrittura]. Anche qui c’è una minuzia da sottolineare: non si dice “sul finire del 1° secolo a.C.” ma “alle soglie del 1° secolo d.C.”. Un parlare implicito per gli addetti ai lavori. |
Che la frase nell’introduzione possa sembrare sibillina nasce da un equivoco perché quando in filologia si parla di “ragioni interne” si intende dire “interne al testo” (inoltre se una data fosse stata scelta allo scopo di ingannare il lettore, difficilmente lo si segnalerebbe nell’introduzione). È ancora più problematica di Homolaicus.it: chiamare l’espressione “alle soglie del 1° secolo d.C.” un “parlare implicito per gli addetti ai lavori” e allo stesso tempo “sibillina” l’espressione “ragioni interne”, che è abbastanza comune:

Tornando al libro della Sapienza, alcune di queste “ragioni” sono riportate in http://www.settimananews.it/bibbia/libro-della-sapienza-2/:
Per la datazione si è pensato all’epoca di Caligola, ma gli indizi interni al testo conducono a confermare una datazione piuttosto durante l’epoca di Ottaviano Augusto, cioè tra il 30 a.C. e il 14 d.C. In Sap 6,3 è presente il termine tecnico kratesis (“sovranità”), che indica la presa di possesso dell’Egitto da parte dei romani nel 30 a.C., dopo la vittoria di Azio. Il termine scomparve dopo il 14 d.C. e quindi il 30 a.C. va considerato non solo come terminus a quo, ma anche come terminus ad quem
[…]
Canonicità e rapporto con il Nuovo Testamento
Dopo un lungo periodo di scetticismo, attualmente si è più inclini a intravedere un uso di Sapienza all’interno degli scritti paolini e giovannei. Sap 13,1-9 è accostabile a Rm 1,18-23. Per il grande esegeta degli scritti paolini S. Lyonnet, Rm 1 è confrontabile con la visione del paganesimo presente in Sap 13–15, così come la rilettura paolina degli eventi dell’Esodo in 1Cor 10,1-4 è accostabile al metodo midrashico presente in Sap 11–19. 1Ts 5,1-11 mostra possibili contatti con il quinto e il sesto dittico di Sapienza (Sap 17,1–18,4 e 18,5-25).
Sembra quindi che Paolo abbia realmente conosciuto il libro della Sapienza.
I prodigi esodici operati dalla sapienza (ricordati in Sap) sono modelli dei segni operati da Gesù secondo Giovanni. I segni esodici sono ripresi da Sap e Gv nello stesso ordine: il segno delle nozze di Cana (2,1-11) richiama il tema della sete (Sap 11,4-14); Gv 4,43-54 e 5,1-9a hanno al centro il tema della guarigione (cf. il terzo dittico in Sap 16,4-14); il dittico della manna 8Sap 16,15-28) trova una corrispondenza in Gv 6 (il pane di vita). Il dittico delle tenebre (Sap 17,1–8,4) può essere messo in relazione con Gv 9 (il cieco nato); Gv 11 (la rivivificazione di Lazzaro), corrisponde a Sap 18,5-25 (la morte dei primogeniti e la salvezza degli israeliti). Sia per Sapienza che per Giovanni i fatti storici divettano simbolici, segni di realtà spirituali ed escatologiche.
Conclude Mazzinghi: «È certo possibile ipotizzare l’esistenza di una trazione midrashica comune, ma è altrettanto legittimo pensare che il Vangelo di Giovanni abbia conosciuto e utilizzato il libro della Sapienza» (p. 51).
Sapienza è un libro deuterocanonico, ma è stato conosciuto e utilizzato dai padri della Chiesa come Scrittura considerata ispirata (Ireneo, Cipriano, Eusebio). Sembra essere il libro deuterocanonico più utilizzato nei primi tre secoli dell’era cristiana. Anche nel mondo giudaico antico non sembra aver incontrato opposizioni eccessive, anche se non fu accolto come testo canonico. Sapienza è entrato quindi solo in un secondo tempo nella lista normativa dei libri ispirati riconosciuti dalla Grande Chiesa. Oppositori alla sua canonicità furono Cirillo di Gerusalemme, Atanasio e Girolamo.
Il frammento muratoriano sembra indicare uno status non canonico di Sapienza, Agostino difese invece con forza la canonicità di Sapienza appellandosi alla tradizione apostolica, all’uso liturgico e alla continuità della tradizione ecclesiale. Per lui il libro della Sapienza è un trattato teologico, cristologico, pneumatologico. In una sua lettera del 405, papa Innocenzo I nel 405 condivide la linea di Agostino.
Il giudizio negativo di Girolamo su Sapienza pesò a tal punto che solo nel Concilio di Trento, nel 1546, il testo fu annoverato nella lista di libri che verranno poi detti deuterocanonici. I Lezionari del rito romano utilizzano ampiamente Sap. Le Chiese ortodosse non si sono mai pronunciate sulla canonicità di Sapienza, ma includono il libro nelle loro edizioni della Bibbia, vista la sua appartenenza alla LXX. Lutero si limitò al canone ebraico e quindi le Chiese della Riforma escludono Sapienza dal canone, pur circondandolo di grande stima.
LUCA MAZZINGHI, Libro della Sapienza. Introduzione – Traduzione – Commento (Analecta Biblica Studia 13), Gregorian & Biblical Press, Roma 2020, pp. 848, € 120,00, ISBN 9788876537226.
Curiosamente Homolaicus.it riporta una bibliografia. Il testo di Scarpat, vista l’importanza che Utopia.it attribuisce al suo articolo a proposito di una datazione tarda, è naturalmente il primo della lista (sebbene nulla nel testo suggerisca che sia stato consultato):
Fonte: www.utopia.it – Alfredo Alì
Documenti e bibliografia a cura della redazione online Editing & Printing (Settembre 2010)
a cura di Scarpat G., Libro della Sapienza. Testo, traduzione, introduzione e commento. Vol. 1, Libro della Sapienza. Vol. 2; Libro della Sapienza. Vol. 3, 1989, 1996, 1999, Paideia;
Il libro della sapienza. Tradizione, redazione, teologia, 2004, Città Nuova
Simoens Yves, Il libro della sapienza. Il Cantico dei cantici. Una lettura antropologica e teologica, 2005, EDB
Il libro della Sapienza, 2006, Medusa Edizioni Il libro della Sapienza, 2007, EMP Fabbri
Marco V., Creazione e salvezza nel libro della Sapienza. Esegesi di Sapienza 1, 13-15, 1998, Armando Editore
Schenker Adrian, Il libro della Sapienza, 1996, Città Nuova
Ravasi Gianfranco, Il libro della Sapienza. Ciclo di conferenze (Milano, Centro culturale S. Fedele), 1988, EDB
www.utopia.it/sapienza/filone_pietro.htm
Perché Filone si allontanò dai cristiani?
Ce lo dice sant’Agostino:
«Pietro costringeva i pagani a giudaizzare» perché «quei riti erano ancora necessari alla salvezza»
(Lettera di Agostino a Girolamo – Epistolario di Girolamo Lettera LXVII – paragrafo 5)
Quali erano i riti per giudaizzare?
Tra questi, la circoncisione: asportare il prepuzio del pene.
Gli ebrei di Gerusalemme erano rimasti fedeli a questo rituale, mentre gli ebrei ellenizzati di Alessandria avevano ricusato questa legge mosaica. (influsso ellenico)
La Bibbia dei LXX (dall’ebraico al greco) aveva modificato la traduzione su questo argomento (libertà creativa). La circoncisione fu oggetto di scontro tra Paolo e Pietro nel primo concilio di Gerusalemme (~50 dC). Paolo – che predicava tra i pagani – era contro la circoncisione, mentre Pietro era a favore.
Filone di Alessandria, ebreo ellenizzato, si allontanò dai cristiani perché scandalizzato dal comportamento di Pietro che imponeva questa legge biblica agli ebrei ellenizzati e ai pagani convertiti. E così Filone ruppe i rapporti con i cristiani.

In realtà in questo (e solo in questo) Filone non era ellenizzato: era certamente circonciso (lo sappiamo perché la documentazione di Utopia.it nella schermata sopra offriva sacrifici a Gerusalemme, e Utopia.it ci conferma l’implicazione di questa circostanza – http://www.utopia.it/vox9/400antinomie9.htm: Nel Tempio di Dio era vietato l’ingresso ai non circoncisi. C’era una solenne iscrizione: «chiunque (i non israeliti) sarà sorpreso oltre questo limite sarà responsabile della sua morte» Bibbia Ed. Paoline, 1969 vol. III pag. 30; Così dice il Signore Dio: Nessuno straniero, non circonciso di cuore, non circonciso nella carne, entrerà nel mio santuario, nessuno di tutti gli stranieri che sono in mezzo agli Israeliti. AT – Ezechiele 44,9), e abbia scritto in difesa della circoncisione contro chi ritiene ridicola la pratica (per chi volesse approfondire una traduzione in inglese si può leggere a https://www.earlychristianwritings.com/yonge/book27.html – a scanso di equivoci, nonostante il nome del dominio, il sito earlychristianwritings.com include anche scrittori ebrei e pagani -, il testo greco non è disponibile gratuitamente però si trova su Play Libri a https://play.google.com/store/books/details/Delphi_Complete_Works_of_Philo_of_Alexandria_Illus?id=uBxpDgAAQBAJ&hl=en_US&gl=US). Queste letture rendono più probabile la posizione opposta: che Filone possa essersi allontanato dal cristianesimo in polemica con Paolo che riteneva la circoncisione non necessaria. Incidentalmente significa anche che su quattro citazioni di S. Agostino che ho trovato finora in Utopia.it tre citazioni vanno a detrimento delle tesi di Utopia.it e quest’ultima non è pertinente all’argomento – oserei dire che Agostino si ostina a non dire quello che vorrebbero fargli dire.
I. (1) The genera and heads of all special laws, which are called “the ten commandments,” have been discussed with accuracy in the former treatise. We must now proceed to consider the particular commands as we read them in the subsequent passages of the holy scriptures; and we will begin with that which is turned into ridicule by people in general. (2) The ordinance of circumcision of the parts of generation is ridiculed, though it is an act which is practised to no slight degree among other nations also, and most especially by the Egyptians, who appear to me to be the most populous of all nations, and the most abounding in all kinds of wisdom. (3) In consequence of which it would be most fitting for men to discard childish ridicule, and to investigate the real causes of the ordinance with more prudence and dignity, considering the reasons why the custom has prevailed, and not being precipitate, so as without examination to condemn the folly of mighty nations, recollecting that it is not probable that so many myriads should be circumcised in every generation, mutilating the bodies of themselves and of their nearest relations, in a manner which is accompanied with severe pain, without adequate cause; but that there are many reasons which might encourage men to persevere and continue a custom which has been introduced by previous generations, and that these are from reasons of the greatest weight and importance. (4) First of all, that it is a preventive of a painful disease, and of an affliction difficult to be cured, which they call a carbuncle; {1}{the Greek word is anthrax, which also signifies a coal. The Latin, from which our carbuncle is derived, carbunculus, a diminutive of carbo, which also means a coal.} because, I imagine, when it becomes inflamed it burns; from which fact it has derived that appellation. And this disease is very apt to be engendered among those who have not undergone the rite of circumcision. (5) Secondly, it secures the cleanliness of the whole body in a way that is suited to the people consecrated to God; with which object the Egyptian priests, being extravagant in their case, shave the whole of their bodies; for some of these evils which ought to be got rid of are collected in and lodge under the hair and the prepuce. (6) Thirdly, there is the resemblance of the part that is circumcised to the heart; for both parts are prepared for the sake of generation; for the breath contained within the heart is generative of thoughts, and the generative organ itself is productive of living beings. Therefore, the men of old thought it right to make the evident and visible organ, by which the objects of the outward senses are generated, resemble that invisible and superior part, by means of which ideas are formed. (7) The fourth, and most important, is that which relates to the provision thus made for prolificness; for it is said that the seminal fluid proceeds in its path easily, neither being at all scattered, nor flowing on its passage into what may be called the bags of the prepuce. On which account those nations which practise circumcision are the most prolific and the most populous.
https://journals.co.za/doi/pdf/10.10520/AJA20785135_25363

www.utopia.it/sapienza/salomone_sapienza.htm
Salomone in Dorè
4
La critica strumentale a Filone
Il libro Sapienza si presenta come opera del Re Salomone ( 950 aC), il più grande saggio d’Israele.
In realtà è un espediente letterario (pseudoepigrafia) sotto il quale si nasconde il vero autore, usato per
accreditarsi come verbo divino. Un metodo già adoperato in altri testi sacri (Qoelet e Cantici dei Cantici,…).
Tertulliano, Origene, sant’Agostino, molti Padri della Chiesa e alcuni Rabbini cascarono nel tranello
allegorico attribuendo il testo a Salomone (Bibbia Martini 1778, Prefazione a Sapienza).
Invece, san Girolamo e altri dottori della Chiesa attribuirono Sapienza a Filone avendo compreso che lo
pseudo-Salomone era solo uno stratagemma.
La critica sostiene che il libro Sapienza non nomina le opere di Filone di Alessandria.
Ma non doveva e non poteva!
La data della “messa in scena” non consentiva l’intreccio: il finto Salomone non doveva conoscere
Filone (10 secoli dopo), altrimenti si rompeva l’incantesimo metaforico. Per gli stessi motivi, Filone non poteva nominare esplicitamente Sapienza per non scoprire le sue carte.
Le assenze sono volute, perché in caso contrario avrebbe sfasciato il castello dell’opera.
E sicuramente il libro Sapienza non sarebbe entrato nella biblioteca di Dio.
Dire non dicendo era un requisito di quell’allegoria teologica: la midrash, predica/esegesi dei rabbini col
genere letterario della parabola/lezione, di cui Filone è antesignano in greco.
Il racconto dei fatti avviene per allusione «intrecciando episodi diversi e ingigantendo gli avvenimenti
nell’assenza dei nomi». Tuttavia, l’anonimato è solo apparente: Salomone non è menzionato, ma è indicato
(Sap 9,8). Pure Aronne è occultato ma presente [Sap 18, 20-25]. E così Caligola [Sap cap 14].
Insomma, Filone le ha pensate tutte!
L’esegesi cattolica, pur di allontanare Filone, finge di non capire. E insinua bazzecole.
Chi poteva essere quel biblista erudito (il giudeo alessandrino che ha scritto Sapienza) che non conosceva le opere del più grande commentatore
dei testi biblici (Filone, giudeo alessandrino), che viveva nella sua stessa città, nel suo stesso periodo e parlava la sua stessa lingua?
Nel gioco dell’allegorismo di Sapienza, Egli (Filone) è l’altro Egli anonimo che non doveva nominare se stesso e le sue opere.
Filone è entrato dalla finestra della Bibbia, ma la Chiesa l’ha cacciato dalla porta perché non era cristiano. → La nota di sant’Agostino
In ogni caso, il libro Sapienza è riuscito a penetrare nel canone della Bibbia cristiana. Ed oggi sta svelando ciò che prima non si era compreso.
Più che un generico “non citarsi” fra Filone e Sapienza c’è una distinzione terminologica non da poco: Sapienza, come dice lo stesso titolo, è un testo “sapienziale” nella tradizione ebraica, mentre Filone da ebreo ellenizzato era più orientato a una terminologia sul logos (non si può escludere che Filone sia stato uno degli interlocutori che hanno portato alle scelte terminologiche di Giovanni, p. es “In principio era il logos”).
Da notare il duro giudizio L’esegesi cattolica, pur di allontanare Filone, finge di non capire. E insinua bazzecole scritto da chi, in altre pagine, afferma con grande sicurezza Filone di Alessandria, ebreo ellenizzato, si allontanò dai cristiani perché scandalizzato dal comportamento di Pietro che imponeva questa legge biblica agli ebrei ellenizzati e ai pagani convertiti. E così Filone ruppe i rapporti con i cristiani o, come vedremo più avanti, che asserisce “il nome incomunicabile” di Sap 14,21 è Caligola, nome “impronunciabile” perché solo a comunicarlo “fa ridere i polli” e che l’asino e il cavallo nella Bibbia sono animali simbolo… di stoltezza e che usa questo slogan:
la parola di dio
nell’ermeneutica dell’evidenza:
Un’esegesi illuminata dall’illuminismo.
Scarpat ci riferisce di differenze significative fra il filoellenismo di Filone e la concezione e la formazione dell’autore di Sapienza, v. Scarpat, vol I, pp 27-28:


Ritenere quindi che Filone sia l’autore anonimo della Sapienza obbliga ad attribuirgli una dissimulazione sistematica che mal si accorda con quanto sappiamo di lui, anche se concorda con l’autore della Sapienza sulla dottrina platonica della duplice morte.
www.utopia.it/sapienza/uccisione_caligola_sapienza_bibbia_data_41.htm
Meglio partire dall’ultima affermazione per sgombrare al più presto il campo dagli equivoci. Proviamo a vedere cosa dice il testo, perché conviene sempre partire dal testo integrale! Nella tabella che segue a sinistra di trova il testo di questa pagina di Utopia.it e a destra il testo di Sapienza 18 nella versione CEI 2008, che è quella che corrisponde alle citazioni fatte da Utopia.it (v. https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Sap/18/). Nella pagina citata appena sopra (www.utopia.it/sapienza/salomone_sapienza.htm) abbiamo letto: “Aronne è occultato ma presente [Sap 18, 20-25]”. Quest’altra pagina ci dice che invece di Aronne si parla di… Tiberio Claudio!
L’UCCISIONE DI CALIGOLA NEL 41
Sapienza 18,14
«Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso,
la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, portando, come spada affilata, il tuo ordine inesorabile»
■ Il profondo silenzio è lo stato di ansietà per l’uccisione dell’imperatore: preoccupati e increduli per l’improvvisa notizia.
■ Dopo l’uccisione di Caligola, Tiberio Claudio (il successivo imperatore) fu portato via in una lettiga perché era zoppo.
Ciò avvenne a mezzanotte, cosicché Caligola fu ucciso quando la notte era a metà del suo corso.
■ Caligola fu assassinato con le pugnalate (come spada affilata) del fidato liberto Callisto (24 gennaio 41)
■ La congiura è interpretata come punizione voluta da Dio (tuo ordine inesorabile).
Leggendo il capitolo per intero è evidente che non si parla dell’uccisione di un uomo ma di una ecatombe, il cui contesto è chiaro:
la colonna di fuoco di Sap 18, 3 che guida i santi in un viaggio sconosciuto è quella di Eso 13, 21 «Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte». Erano degni di essere privati della luce chi aveva oppresso i santi, poiché Sap 18, 5 «avevano deciso di uccidere i neonati dei santi e un solo bambino fu esposto e salvato» è Es 1, 22 «Allora il faraone diede quest’ordine a tutto il suo popolo: «Ogni figlio maschio che nascerà agli Ebrei, lo getterete nel Nilo, ma lascerete vivere ogni figlia»». E l’unico bambino esposto e salvato è Mosè, Eso 2,1 «Un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una figlia di Levi. 2 La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi. 3 Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo».
Sapienza 18,20
«La prova della morte colpì anche i giusti… ma l’ira non durò a lungo… un uomo irreprensibile si oppose alla collera e mise fine alla sciagura, mostrando di essere il tuo servitore»
■ Morirono alcuni pretoriani che parteciparono alla congiura (colpì anche i giusti, considerati emissari di Dio).
■ L’ira di Dio si placò poco dopo l’uccisione di Caligola (non durò a lungo). Infatti, nello stesso anno (41) Tiberio Claudio invia una lettera agli abitanti di Alessandria d’Egitto con cui ripristina i diritti e le garanzie religiose dei Giudei, com’erano prima di Caligola. La sinagoga di Gerusalemme non fu profanata (come esigeva Caligola) e in tutte le sinagoghe dell’impero furono rimosse le statue di Caligola (mise fine alla sciagura).
■ Tiberio Claudio simboleggia il paladino di Dio (il tuo servitore).
■ Filone scrisse due libri Sull’ambasceria a Gaio nei quali l’assassinio di Caligola è considerato come il castigo divino per la persecuzione contro gli Ebrei.
Le parti dei versetti omesse da Utopia.it cambiano molto il senso che si vuole dare a questi versetti:
e nel deserto ci fu strage di molti
non ha senso nella interpretazione di Utopia.it.
Una strage nel deserto non ha senso se si vuole far riferire il racconto all’uccisione di Caligola (il giudizio di Utopia.it nei confronti versetti Mc 9,44.46: “Ma essendo un concetto “infausto”, i censori biblici lo hanno censurato“: questo è un meccanismo simile, cfr. con l’affermazione “Ma a prescindere dalla legge, la cancellazione rimuove la “memoria storica del contenuto”.” e la dichiarazione di intenti “Leggere il brano nel contesto del capitolo“).
E poi
prese le armi del suo ministero,
la preghiera e il sacrificio espiatorio dell’incenso;
Tiberio Claudio sarebbe, secondo Utopia.it, “l’uomo irreprensibile”. Però che le armi del suo ministero siano la preghiera e il sacrificio espiatorio dell’incenso si accorda poco con il suo ruolo imperatore romano. Inoltre come ci dice il Secondo Libro delle Cronache neanche a un re di Giuda era permesso offrire l’incenso, quindi affermare che era arma del ministero di un re (imperatore) pagano suona ancora più strano: dopo che Ozia insuperbito per i suoi successi come sovrano entrò nel santuario per bruciare incenso, dopo di lui entrarono il sommo sacerdote Azaria con 80 sacerdoti:
2Cr 26,18 Questi si opposero al re Ozia, dicendogli: «Non tocca a te, Ozia, offrire l’incenso, ma ai sacerdoti figli di Aronne che sono stati consacrati per offrire l’incenso. Esci dal santuario, perché hai commesso un’infrazione alla legge. Non hai diritto alla gloria che viene dal Signore Dio».
mentre Ozia si adirava per queste parole, fu colpito dalla lebbra e quindi escluso dal tempio e allontanato dalla reggia.
La congiura contro Caligola
la lettera di Tiberio Claudio
La data ultima di Sapienza
Sapienza 18,22
«Egli vinse la collera divina non con la forza del corpo né con la potenza delle armi, ma con la parola placò colui che castigava.»
■ “Egli”, anche in questo caso, indica un soggetto ben preciso: è Tiberio Claudio, il servitore di Dio che mise fine alla sciagura. La parola è la Lettera di Tiberio agli abitanti di Alessandria: un atto senza colpo ferire. La collera divina si riferisce a Dio (colui che castigava) che ha fatto uccidere Caligola. Con la lettera di Tiberio (nel 41 d.C.) si chiuse la fase sacrilega di Caligola e Dio si placò. Siamo nel penultimo capitolo di Sapienza.
anche in questo caso l’omissione di Utopia.it cambia il senso del testo: come già detto sopra, che un imperatore di Roma pregasse il Dio degli ebrei e gli innalzasse incenso (e che queste fossero le armi del suo ministero)… suona poco verosimile. Secondo Utopia.it, reinserendo il frammento che hanno omesso qui, l’imperatore Tiberio Claudio superò l’ira divina ricordandogli i giuramenti e le alleanze dei padri, quindi non con una lettera agli abitanti di Alessandria, ma ricordando al Dio degli ebrei i giuramenti e le alleanze che ha fatto ai patriarchi biblici. La conseguenza della lettura di Utopia.it non solo rivoluziona il Nuovo Testamento, ma ribalta completamente anche l’Antico: nel versetto 23 leggiamo una cosa senza precedenti: la maestà di YHWH è corona sulla testa di un pagano (Tiberio Claudio), che viene rappresentato con i nomi dei Patriarchi (i nomi gloriosi dei padri) intagliate sui quattro ordini di pietre preziose degli abiti, che sono le vesti dei sacerdoti secondo le prescrizioni dell’Esodo:
Es 28, 17 Lo coprirai con una incastonatura di pietre preziose, disposte in quattro file. Una fila: una cornalina, un topazio e uno smeraldo: così la prima fila. 18 La seconda fila: un turchese, uno zaffìro e un berillo. 19 La terza fila: un giacinto, un’àgata e un’ametista. 20 La quarta fila: un crisòlito, un ònice e un diaspro. Saranno inserite nell’oro mediante i loro castoni.
e, per completare il quadro, tutto il mondo sta sulla veste lunga fino ai piedi… dell’imperatore Tiberio Claudio!
Se è vero, come sosteneva san Girolamo, che Filone è l’autore di Sapienza
nel testo doveva esserci anche l’uccisione di Caligola poiché nel 41 Filone
incontrò a Roma il nuovo imperatore Tiberio Claudio.
Nei brani di Sapienza, oltre alla Crocifissione di Cristo,
oltre all’uccisione dell’imperatore Caligola
c’è anche il successore Claudio Tiberio con la sua epistola del 41 dC.
Qui manca una premessa: che Sapienza sia stata scritta dopo l’uccisione di Tiberio. La premessa che l’autore sia Filone è superflua. Anzi, se il capitolo 18 andasse interpretato come suggerisce Utopia.it la premessa che l’autore sia ebreo sarebbe, molto probabilmente, falsa.
Sapienza 18
1 Per i tuoi santi risplendeva una luce vivissima;
essi invece, sentendone le voci, senza vederne l`aspetto.
li proclamavan beati, chè non avevan come loro sofferto
2 ed erano loro grati perché, offesi per primi,
non facevano loro del male
e imploravano perdono d`essere stati loro nemici.
3 Invece delle tenebre desti loro una colonna di fuoco,
come guida in un viaggio sconosciuto
e come un sole innocuo per il glorioso emigrare.
4 Eran degni di essere privati della luce
e di essere imprigionati nelle tenebre
quelli che avevano tenuto chiusi in carcere i tuoi figli,
per mezzo dei quali la luce incorruttibile della legge
doveva esser concessa al mondo.
5 Poiché essi avevan deciso di uccidere i neonati dei santi
– e un solo bambino fu esposto e salvato –
per castigo eliminasti una moltitudine di loro figli
e li facesti perire tutti insieme nell`acqua impetuosa.
Quella notte fu preannunziata ai nostri padri,
perché sapendo a quali promesse avevano creduto,
stessero di buon animo.
7 Il tuo popolo si attendeva
la salvezza dei giusti come lo sterminio dei nemici.
8 Difatti come punisti gli avversari,
così ci rendesti gloriosi, chiamandoci a te.
I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto
e si imposero, concordi, questa legge divina:
i santi avrebbero partecipato ugualmente
ai beni e ai pericoli,
intonando prima i canti di lode dei padri.
10 Faceva eco il grido confuso dei nemici
e si diffondeva il lamento di quanti piangevano i figli.
11 Con la stessa pena lo schiavo
era punito insieme con il padrone,
il popolano soffriva le stesse pene del re.
12 Tutti insieme, nello stesso modo,
ebbero innumerevoli morti,
e i vivi non bastavano a seppellirli
perché in un istante perì la loro più nobile prole.
Quelli rimasti increduli a tutto per via delle loro magie,
alla morte dei primogeniti confessarono
che questo popolo è figlio di Dio.
14 Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose,
e la notte era a metà del suo corso,
la tua parola onnipotente dal cielo,
dal tuo trono regale, guerriero implacabile,
si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio,
portando, come spada affilata, il tuo ordine inesorabile.
16 Fermatasi, riempì tutto di morte;
toccava il cielo e camminava sulla terra.
17 Allora improvvisi fantasmi di sogni terribili li atterrivano;
timori impensabili piombarono su di loro.
18 Cadendo mezzi morti qua e là,
ognuno mostrava la causa della morte.
19 I loro sogni terrificanti li avevano preavvisati,
perché non morissero ignorando il motivo delle loro sofferenze.
20 La prova della morte colpì anche i giusti
e nel deserto ci fu strage di molti;
ma l`ira non durò a lungo,
21 perché un uomo incensurabile si affrettò a difenderli:
prese le armi del suo ministero,
la preghiera e il sacrificio espiatorio dell`incenso;
si oppose alla collera e mise fine alla sciagura,
mostrando che era tuo servitore.
22 Egli superò l`ira divina non con la forza del corpo,
né con l`efficacia delle armi;
ma con la parola placò colui che castigava,
ricordandogli i giuramenti e le alleanze dei padri.
23 I morti eran caduti a mucchi gli uni sugli altri,
quando egli, ergendosi lì in mezzo, arrestò l`ira
e le tagliò la strada che conduceva verso i viventi.
Sulla sua veste lunga fino ai piedi vi era tutto il mondo,
i nomi gloriosi dei padri intagliati
sui quattro ordini di pietre preziose
e la tua maestà sulla corona della sua testa.
Di fronte a questo lo sterminatore indietreggiò, ebbe paura,
poiché un solo saggio della collera bastava.
Ricapitoliamo i versetti citati da Utopia.it le omissioni dal testo CEI 1974 sono evidenziate in rosso (le varianti irreprensibile per incensurabile al v. 21, vinse per superò e potenza per efficacia al v. 22 sono della versione CEI 2008, v. https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Sap/18/):



schernisce le statue di Caligola che nel 38 profanarono le sinagoghe [cap. 14 e 15]
Sap 14,15 Un padre, consumato da un lutto prematuro,
ordinò un’immagine di quel suo figlio così presto rapito,
e onorò come un dio chi poco prima era solo un defunto
ordinò ai suoi dipendenti riti misterici e di iniziazione.
Come già detto, la proposta di un padre e di un figlio identificabili con questo versetto non è un contributo da scartare, come pure si può ben identificare con la Pax Augustea la pace di cui si parla in Sap 14, 22:
Sap 14, 22 Poi non bastò loro sbagliare circa la conoscenza di Dio;
essi, pur vivendo in una grande guerra d’ignoranza,
danno a sì grandi mali il nome di pace.
https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Sap/15/: vediamo in nota al testo CEI 2008
15,14-19 Stoltezza degli Egiziani, dediti all’idolatria
Meritevoli di condanna sono soprattutto gli Egiziani, oppressori d’Israele e dediti al culto degli idoli di tutti i popoli: considerarono dèi anche tutti gli idoli delle nazioni (v. 15). È una condanna del sincretismo egiziano, ancora in auge al tempo in cui scrive l’autore del libro. Gli idoli vengono derisi sulla scia di Sal 115,4-7 e 135,15-17. Nei vv. 18-19 viene condannata la zoolatria, molto praticata in Egitto.
Quello che più ci interessa qui è che i capitoli 14 e 15 riprendono, per l’appunto, temi comuni nell’AT e uno cerca inutilmente un qualche riferimento che possa far pensare che si riferisca alle statue di Caligola nelle sinagoghe. Persino Utopia.it che edita pesantemente il testo del capitolo 18 della versione CEI come visto sopra per cercare di fargli supportare la sua tesi non ha presentato nessun appiglio a sostegno di questa tesi, che sarebbe importante per sostenere la sua interpretazione del testo di Sapienza, che è quindi una petitio principii.
www.utopia.it/sapienza/sapienza_raffronto_secondario.htm
Due elementi secondari ma emblematici
Sul soprannome di Gaio Giulio Cesare Germanico e sulla zoolatria.
imposero a pietre e a legni un nome incomunicabile. [Sap 14,21]
Qual è questo nome incomunicabile?
Caligola è un soprannome che significa “piccola caliga”, piccola calzatura dei legionari con chiodi alla base. Un “dio sandalo” è un attributo grottesco: solo a comunicarlo fa ridere i polli.
I biblisti, per sviare il senso della frase, hanno associato “incomunicabile” con l’impronunciabile nome di Dio. L’autore di Sapienza, profondo conoscitore del testo biblico, ha usato un vocabolo sintomatico per distinguere la incomunicabilità di Caligola dalla impronunciabilità di YHWH.
Non a caso, la frase è in un contesto dispregiativo: “maledetto l’idolo e chi lo ha fatto… un’insidia alla vita.” Con la parola incomunicabile è stato beffeggiato Caligola senza pronunciarne il nome.
Non è chiaro che cosa si intenda per “vocabolo sintomatico” per distinguere la incomunicabilità di Caligola dalla impronunciabilità di YHWH” e cosa c’entri con il fatto che l’autore è un “profondo conoscitore del testo biblico“. Nella Bibbia non si usa nessun termine per dire YHWH è impronunciabile (il concetto più vicino che ho trovato è in 2Cor 9,15 “il suo ineffabile dono” – “ἀνεκδιηγήτῳ αὐτοῦ δωρεᾷ” – che però è un composto di ἐκδιηγέομαι, che significa “raccontare pienamente”, https://www.grecoantico.com/dizionario-greco-antico.php?lemma=EKDIHGEOMAI100 e si applica in un contesto troppo diverso): ovvero, nell’AT YHWH occorre molte volte e nel NT il Nome non c’è.
Mancando il secondo termine a cui contrapporre τὸ ἀκοινώνητον ὄνομα di Sap 14,21 (una parola greca che nella Bibbia stia a significare “impronunciabile”) non si capisce da cosa si debba distinguere “l’incomunicabilità” del nome ‘Caligola’ e da che cosa i biblisti abbiano voluto sviare il senso della frase. V. p. es. il commento in (Scarpat, vol III, p. 132 e p. 358 – per la Vetus Latina): ἀκοινώνητον qui e la sua traduzione incommunicabile sono hapax rispettivamente della LXX e della Vetus Latina; incommunicabile è ignoto alla latinità profana, ἀκοινώνητον “raro nel greco profano e con vario significato”. https://www.grecoantico.com/dizionario-greco-antico.php?lemma=AKOINWNHTOS100 riporta:
ἀκοινώνητος [-ον]
aggettivo
1 che non ha parte, che non partecipa
2 insocievole
3 non comune, non appartenente alla sostanza comune
In nessun caso vale “incomunicabile”=”che non si può dire” perché ridicolo (“che suscita il riso”), cosa che oltre ai biblisti confermeranno anche i grecisti. Scarpat (vol III, p. 132) porta esempi da Filone per confermare l’uso di questi termini:

L’espressione “solo a comunicarlo fa ridere i polli” suggerisce che l’argomento di Utopia.it sia stato costruito solo ragionando sulle traduzioni moderne in italiano.
Venerano gli animali… che per stupidità al paragone risultano peggiori degli altri; [Sap 15,18]
Il brano si riferisce all’asino che per antonomasia è l’animale più stupido. Che cosa c’entra l’asino con Caligola?
Caligola nominò il suo cavallo sacerdote. L’autore di Sapienza ha potuto allacciare l’asino (simbolo della stupidità)
con il cavallo di Caligola perché nella Bibbia i due animali sono uguali agli stolti (sinonimo di stupidità).
L’intreccio biblico tra asino-cavallo-stolti è nei due brani successivi di Sapienza.
Il mosaico del testo sapienziale è costruito con questi salti traslati, usando parole affini ma biblicamente allacciate.
Il versetto 15,18 per intero dice:
Venerano gli animali più ripugnanti,
che per stupidità al paragone risultan peggiori degli altri;
“Più ripugnanti” viene probabilmente omesso (da chi scrive “La versione CEI non rispecchia l’integrità dell’opera. Nella protezione del diritto d’autore (art. 20) c’è il divieto di «deformare», di «mutilare» o di «modificare» il contenuto del testo. Ma a prescindere dalla legge, la cancellazione rimuove la “memoria storica del contenuto””…) perché nella nostra mentalità l’asino non viene, tipicamente, descritto come “ripugnante”. Detto questo, noi oggi diciamo che l’asino è stupido, ma la simbologia biblica è diversa dalla nostra! Né è corretto dire che “nella Bibbia i due animali sono uguali agli stolti (sinonimo di stupidità)”, v. https://www.paoline.it/blog/bibbia/l-asino-simboli-biblici.html:
L’asino nella Bibbia è animale da carico, simbolo di lavoro, di disponibilità (Gen 42,27; 44,13; 23,4-5; Dt 22,10; Gs 15,18; Gdc 1,14; 1Sam 25,18.20.23; 2Sam 17, 23; Lc 10,34). Fa girare le macine dei mulini (cfr. Is 30,24) e in Egitto le ruote dei pozzi.
Al contrario del cavallo che era la cavalcatura del re, la cui potenza e ricchezza si misurava dal numero dei cavalli che possedeva, per fare la guerra, l’asino è animale di fatica, di lavoro e si impiega in tempo di pace.
Nella Bibbia appare, per la prima volta, quando, caricato della legna per il sacrificio, accompagna Abramo che va sul monte Moria a sacrificare Isacco (Gen 22,3.5). L’asino è scelto da Mosè per farvi montare sua moglie e i suoi figli quando ritorna in Egitto, da dove era fuggito, per compiere la missione che Dio gli aveva affidato (Es 4,20). Un passo del libro dei Numeri mostra l’asino capace di ‘vedere’ i segni di Dio e di opporsi all’uomo ottuso che non comprende la parola di Dio (cfr. Nm 22,23-35). L’asino diviene una figura sapienziale, perché riconosce la volontà di Dio prima ancora dell’uomo che si ritiene veggente.
Confrontare con https://www.paoline.it/blog/bibbia/il-cavallo-simboli-biblici.html:
Il cavallo, animale bellissimo, superbo e solenne, simboleggia il trionfo, la potenza umana, collegata con la guerra e la violenza. Allo stesso tempo esprime pure la fragilità di chi confida in se stesso.
Con l’espressione «cavallo e cavaliere» la Bibbia indica questa macchina da guerra inarrestabile, che genera paura e sgomento e costituisce un grave pericolo per la fede nel Dio salvatore. Il faraone, che ostenta sicurezza per i suoi cavalli e i carri, è simbolo del nemico di Dio, immagine del persecutore/oppressore (Es 14,9.23).
L’omissione dell’espressione “più ripugnante” rimuove l’elemento che non si accorda all’interpretazione proposta per versetto (contemporaneamente asserisce che chi opera cancellazioni e cerca di sviare i lettori dal vero significato è il “biblista”) e asserisce (senza alcuna fonte) che nella Bibbia asino e cavallo sono simboli analoghi e simboleggiano la “stoltezza”. Poi conclude: Il mosaico del testo sapienziale è costruito con questi salti traslati, usando parole affini ma biblicamente allacciate.
Veniamo ora al testo, con il commentario www.utopia.it/sapienza/fatti_storici_sapienza_40dc.htm. Utopia.it propone una lettura in tre scene: Esordio, Seconda scena, Terza scena ed Epilogo, che sono evidenziate nell’estratto del testo a destra.
Il Figlio di Dio nel libro Sapienza
In tutto il periodo dell’Antico Testamento Dio non ha un figlio. Il figlio di Dio esordisce con l’avvento del Cristianesimo, ma l’espressione “figlio di Dio” compare per la prima volta nel libro Sapienza, prima dei Vangeli, parlando esattamente di Cristo. Sapienza, pur essendo l’ultimo libro dell’Antico Testamento, è stato scritto dopo la crocifissione di Cristo e giunge al 41 d.C. (riferimenti storici nel penultimo capitolo).
Il tema del figlio di Dio è raccontato con un monologo a due voci: da una parte c’è l’autore del testo travestito da re Salomone, portavoce della sapienza divina, e dall’altra ci sono dei miscredenti (ebrei ellenizzati, portatori di alcuni principi della filosofia ellenistica) che recitano come dei burattini nelle mani dell’autore.
I brani che smentiscono la Resurrezione
Seguiamo lo svolgimento delle azioni.
Esordio
Entrano in scena i miscredenti per affermare che dopo la morte non c’è il ritorno alla vita. [→ Sap 2,5 e altri] Successivamente viene menzionato il figlio di Dio [2,13] e immediatamente dopo i miscredenti gli lanciano ignobili insulti [Sap 2,14 e 19]. In realtà, gli insulti al figlio di Dio hanno un preciso scopo: servono all’autore a prendere le distanze dagli empi così da non essere assimilato ad essi. In tal modo l’autore può sfoderare liberamente la sua requisitoria, avvalendosi proprio dei miscredenti per far dire ciò che egli desidera dire.
Questi miscredenti sono in effetti ebrei ellenizzati o pagani che prendono in giro le credenze degli ebrei. Però se si vuole identificare il giusto con Gesù allora questi miscredenti non sono ebrei ellenizzati: è importante ricordare che se il giusto è identificato anche gli empi sono identificati chiaramente con persone reali, cioè non sono un artificio letterario come dice più avanti Utopia.it: “Intanto i miscredenti, dopo aver implorato il mea culpa e dopo essersi convertiti, ritornano ad essere rinnegati come prima. È la riprova che sono dei burattini teologici manovrati dal regista“. Utopia.it ci dice che il brano si riferisce a Gesù e alla sua condanna a morte, ma che non parli del Sinedrio che lo ha condannato a morte.
Il lettore valuti la verosimiglianza di un simile giudizio dato da un ebreo (Utopia.it insiste su Filone) al Sommo Sacerdote: un ubriacone, intemperante, che manca all’educazione che ha ricevuto, trasgredisce la Legge, è accecato dalla sua malizia, non conosce i segreti di Dio, non spera nella ricompensa per la santità. E la maggioranza del Sinedrio, cioè del tribunale di Gerusalemme che doveva far rispettare la Torah. Continuiamo a parafrasare: questi empi non possono vedere Gesù (“ci è insopportabile solo al vederlo”) perché è una condanna dei loro sentimenti: “proclama beata la fine dei giusti” e si vanta di avere Dio per padre (v. Sal 88,27 “Egli mi invocherà: Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza”).
Seconda scena
Dalle ingiurie si passa alla riflessione intellettuale. Sono gli stessi empi che ora recitano un diverso ruolo: «Se egli è veramente Figlio di Dio, Dio verrà a difenderlo, a salvarlo dalle mani degli avversari» [Sap 2,18 Bibbia Ed. Paoline, 1969]. Ma dopo questa stoccata la domanda resta inevasa. Anzi, gli empi escono di scena e l’autore inserisce un tema a lui caro: solo i giusti avranno la ricompensa. [Sap 2,22 e altri]
Perché la polemica sulla Resurrezione resta senza risposta?
Perché l’autore non replica e non accenna – neppure minimamente – che Cristo è risorto?
In realtà i fatti già si conoscono: Cristo è stato condannato a morte, ma Dio non l’ha salvato prima di morire. Ragion per cui nella domanda c’è già la risposta: “vediamo se le sue parole sono vere” – “si chiama figlio di Dio” – “Dio verrà a salvarlo dalle mani degli avversari”. Ma così non fu.
L’autore ha parlato con l’interrogazione teologica (midrash) che contiene il responso già dentro la domanda. Infatti, seguendo il costrutto della domanda, Cristo non può essere figlio di Dio poiché il Padre non l’ha salvato prima del decesso. L’autore, giocando con l’artificio della retorica, ha espresso la stessa tesi dei sacerdoti ebraici, enunciandola implicitamente ma senza dichiararla esplicitamente. È il discorso che sta dentro il discorso. Tuttavia, c’è da chiedersi: perché per Sapienza non è ammissibile la rinascita dopo la morte?
Perché… la “rinascita dopo la morte” si chiama reincarnazione che è concetto estraneo al giudaismo. Sap 2,20, a rigore, depone a sfavore che si tratti di Gesù, perché “secondo le sue parole il soccorso gli verrà” non è affatto quello che Gesù predicava:
Mc 9,31 Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà».
Mt 27,63 «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò.
Gv 2,19 Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
Mt 27,40 «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!».
Terza scena
L’agiografo apre una parentesi sulla morte: Dio non ha creato la morte ma essa avviene per volontà del diavolo. [→ Sap 2,24 + varianti] Come spiegare questa eresia con la concezione biblica?
In verità, questa digressione è servita all’autore a contestare l’idea che l’uccisione di Cristo sia stata voluta da Dio. E spiega il motivo: Dio non ha creato la morte perché «non gode per la rovina dei viventi» [Sap 1,13]. A maggior ragione Dio non poteva fare uccidere suo figlio e per giunta «per invidia del diavolo». È la replica al figlicidio divino giustificato dai cristiani. A questo punto un’altra stoccata di Sapienza: per convalidare il suo ragionamento, rievoca l’assunzione in cielo di Elia chiamato da Dio quando era ancora vivo e non già da morto. [→ Sap 4,10 + nota] Oltretutto, per la Bibbia era maledetto chi veniva condannato a morte. Insomma, nel giro di poche righe, il maestro della metafora ha abiurato tre volte la Resurrezione senza mai pronunciarne la parola: è lo stesso criterio usato per i personaggi del libro, mai nominati ma chiaramente identificabili.
Più avanti vedremo i commenti di Scarpat sul tema dell’eresia. Per ora evidenziamo il criterio: i personaggi del libro [non sono] mai nominati ma chiaramente identificabili e riportiamo da Is 53:
8Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
9Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
10Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
11Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
12Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.
Epilogo: Cristo, un santo tra i santi.
Ma a prescindere dalla Resurrezione, chi era costui professatosi figlio di Dio? Anche qui c’è una risposta.
Dopo che gli empi avevano lanciato insulti al figlio di Dio e dopo che erano usciti di scena, l’autore aveva soggiunto: «La pensano così, ma si sbagliano; la loro malizia li ha accecati.» [Sap 2,21].
Qual è, allora, il vero e autentico giudizio sul figlio di Dio?
Ritornano in scena gli empi, ma questa volta camuffati da pentiti. C’è un lungo ravvedimento [Sap 5,4-13] il cui punto cruciale è nell’inizio: «Ecco colui che noi una volta abbiamo deriso e che stolti abbiamo preso a bersaglio del nostro scherno; giudicammo la sua vita una pazzia e la sua morte disonorevole. Perché ora è considerato tra i figli di Dio e condivide la sorte dei santi?»
Ed ecco la stoccata finale: Cristo è annoverato come un santo tra i santi. Con un raffinato gioco di parole il figlio di Dio (al singolare) è diventato uno dei tanti figli di Dio (santi) al plurale. È «la ricompensa per i giusti» di cui godrà anche il buon Gesù ma di cui solo l’anima rimarrà perché d’immortale “c’è solo l’anima dei giusti” [Sap 3,1]. L’autore giudaico ha pronunciato su Cristo un giudizio laico ma di sacrale bontà, in antitesi ai sacerdoti ebraici che lo avevano condannato a morte. Rappresenta un terzo punto di vista religioso, diverso da quello dei cristiani (Trinità di Dio) e da quello degli ebrei (impostore).
In ogni caso, ancora una volta l’autore ha adoperato il metodo della domanda con dentro la risposta, servendosi di terzi. Intanto i miscredenti, dopo aver implorato il mea culpa e dopo essersi convertiti, ritornano ad essere rinnegati come prima. È la riprova che sono dei burattini teologici manovrati dal regista.
Non si nota nessuna “riprova di finzione“: l’autore sta semplicemente ribadendo quello che aveva affermato precedentemente in Sap 3,18-19:
18Se poi moriranno presto, non avranno speranza
né conforto nel giorno del giudizio,
19poiché dura è la fine di una generazione ingiusta.
Riprendendo la discussione dal fondo: questi “burattini teologici” sono delle persone reali e non artifici letterari, i “sacerdoti ebraici che lo avevano condannato a morte” di cui si è parlato tre frasi prima. Una possibile spiegazione del perché Utopia.it non applichi quello che sopra ha chiamato “lo stesso criterio usato per i personaggi del libro, mai nominati ma chiaramente identificabili” in modo da identificare i sacerdoti si può intuire: analogamente alle cancellazioni fatte nel capitolo 18, che hanno l’effetto di suggerire che il testo biblico identifichi Tiberio Claudio come un irreprensibile servo di Dio eliminando le espressioni che molto difficilmente un ebreo avrebbe riferito a un pagano: questa mancata identificazione distoglie l’attenzione dal fatto che gli empi che mettono a morte il giusto sono i sacerdoti ebraici che lo avevano condannato a morte e che si esprimono in termini che nessun ebreo avrebbe mai attribuito ai sacerdoti.
Nota: il commento a “ma di cui solo l’anima rimarrà perché d’immortale “c’è solo l’anima dei giusti” [Sap 3,1]” deve riferirsi a una fonte che non sono riuscito a identificare.
Come mai la Parola di Dio smentisce la Resurrezione?
Nel libro Sapienza non esiste un’altra tesi sulla Resurrezione. Anzi, passando al setaccio tutto il testo, l’agiografo è contrario al politeismo della Trinità, non contempla il risorgere corporale dei morti e non attende alcun Messia. Per non parlare, poi, della Madre di Dio: neppure lontanamente vagheggiata, nonostante fosse già nata, era rimasta incinta col seme divino e aveva partorito il figlio di Dio. La conseguenza è palese: dopo l’annuncio cristiano dell’Ascensione è direttamente Dio che attraverso Sapienza ricusa la natura divina del proclamatosi figlio di Dio e i dogmi del cristianesimo. È quanto di più incredibile si possa immaginare perché è la stessa Bibbia cattolica che sconsacra la religione cattolica. Ebbene, non è assurdo affermare che Sapienza è un Anticristo reverenziale entrato nella Bibbia cattolica quando i Padri della Chiesa non lo avevano compreso fino in fondo.
Esordio
Sap 1 16 Gli empi invocano su di sé la morte
con gesti e con parole,
ritenendola amica si consumano per essa
e con essa concludono alleanza,
perché son degni di appartenerle.
Sap 2 Dicono fra loro sragionando:
“La nostra vita è breve e triste;
non c`è rimedio, quando l`uomo muore,
e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi.
2 Siamo nati per caso
e dopo saremo come se non fossimo stati.
E` un fumo il soffio delle nostre narici,
il pensiero è una scintilla
nel palpito del nostro cuore.
3 Una volta spentasi questa, il corpo diventerà cenere
e lo spirito si dissiperà come aria leggera.
4 Il nostro nome sarà dimenticato con il tempo
e nessuno si ricorderà delle nostre opere.
La nostra vita passerà come le tracce di una nube,
si disperderà come nebbia
scacciata dai raggi del sole
e disciolta dal calore.
5 La nostra esistenza è il passare di un`ombra
e non c`è ritorno alla nostra morte,
poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro.
6 Su, godiamoci i beni presenti,
facciamo uso delle creature con ardore giovanile!
7 Inebriamoci di vino squisito e di profumi,
non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera,
8 coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano;
9 nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza.
Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia
perché questo ci spetta, questa è la nostra parte.
10 Spadroneggiamo sul giusto povero,
non risparmiamo le vedove,
nessun riguardo per la canizie ricca d`anni del vecchio.
11 La nostra forza sia regola della giustizia,
perché la debolezza risulta inutile.
Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo
ed è contrario alle nostre azioni;
ci rimprovera le trasgressioni della legge
e ci rinfaccia le mancanze
contro l`educazione da noi ricevuta.
13 Proclama di possedere la conoscenza di Dio
e si dichiara figlio del Signore.
14 E` diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti;
ci è insopportabile solo al vederlo,
15 perché la sua vita è diversa da quella degli altri,
e del tutto diverse sono le sue strade.
16 Moneta falsa siam da lui considerati,
schiva le nostre abitudini come immondezze.
Proclama beata la fine dei giusti
e si vanta di aver Dio per padre.
17 Vediamo se le sue parole sono vere;
proviamo ciò che gli accadrà alla fine.
Seconda scena
18 Se il giusto è figlio di Dio, egli l`assisterà,
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
19 Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti,
per conoscere la mitezza del suo carattere
e saggiare la sua rassegnazione.
20 Condanniamolo a una morte infame,
perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà”.
Lo sbaglio degli empi 21 La pensano così, ma si sbagliano;
la loro malizia li ha accecati.
22 Non conoscono i segreti di Dio;
non sperano salario per la santità
né credono alla ricompensa delle anime pure.
23 Sì, Dio ha creato l`uomo per l`immortalità;
lo fece a immagine della propria natura.
Terza scena
24 Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo;
e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono.
23 Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della
propria natura.
Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo;e ne fanno
esperienza coloro che gli appartengono.
Sap 3 1 Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento le toccherà.
[…]
7 Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo.
8 Vecchiaia veneranda non è la longevità,
né si calcola dal numero degli anni;
9 ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza;
e un`età senile è una vita senza macchia.
10 Divenuto caro a Dio, fu amato da lui
e poiché viveva fra peccatori, fu trasferito.
11 Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti
o l`inganno non ne traviasse l`animo,
4,10-11 Trasferito, cioè rapito come gli antichi santi: cfr. Gn 5, 24.
cfr2 Re 2, 1. cfr. Eb 11, 5-6.
[…]
Sap 4 14 La sua anima fu gradita al Signore;
perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio.
I popoli vedono senza comprendere;
non riflettono nella mente a questo fatto
15 che la grazia e la misericordia sono per i suoi eletti
e la protezione per i suoi santi.
16 Il giusto defunto condanna gli empi ancora in vita;
una giovinezza, giunta in breve alla perfezione,
condanna la lunga vecchiaia dell`ingiusto.
Insipienza degl` increduli 17 Le folle vedranno la fine del saggio,
ma non capiranno ciò che Dio ha deciso a suo riguardo
né in vista di che cosa il Signore l`ha posto al sicuro.
18 Vedranno e disprezzeranno,
ma il Signore li deriderà.
19 Infine diventeranno un cadavere spregevole,
oggetto di scherno fra i morti per sempre.
Dio infatti li precipiterà muti, a capofitto,
e li schianterà dalle fondamenta;
saranno del tutto rovinati,
si troveranno tra dolori
e il loro ricordo perirà.
Epilogo
20 Si presenteranno tremanti al rendiconto dei loro peccati;
le loro iniquità si alzeranno contro di essi per accusarli.
Sap 5 1 Allora il giusto starà con grande fiducia
di fronte a quanti lo hanno oppresso
e a quanti han disprezzato le sue sofferenze.
2 Costoro vedendolo saran presi da terribile spavento,
saran presi da stupore per la sua salvezza inattesa.
3 Pentiti, diranno fra di loro,
gemendo nello spirito tormentato:
4 “Ecco colui che noi una volta abbiamo deriso
e che stolti abbiam preso a bersaglio del nostro scherno;
giudicammo la sua vita una pazzia
e la sua morte disonorevole.
5 Perché ora è considerato tra i figli di Dio
e condivide la sorte dei santi?
6 Abbiamo dunque deviato dal cammino della verità;
la luce della giustizia non è brillata per noi,
né mai per noi si è alzato il sole.
7 Ci siamo saziati nelle vie del male e della perdizione;
abbiamo percorso deserti impraticabili,
ma non abbiamo conosciuto la via del Signore.
8 Che cosa ci ha giovato la nostra superbia?
Che cosa ci ha portato la ricchezza con la spavalderia?
9 Tutto questo è passato come ombra
e come notizia fugace,
10 come una nave che solca l`onda agitata,
del cui passaggio non si può trovare traccia,
né scia della sua carena sui flutti;
11 oppure come un uccello che vola per l`aria
e non si trova alcun segno della sua corsa,
poiché l`aria leggera, percossa dal tocco delle penne
e divisa dall`impeto vigoroso,
è attraversata dalle ali in movimento,
ma dopo non si trova segno del suo passaggio;
12 o come quando, scoccata una freccia al bersaglio,
l`aria si divide e ritorna subito su se stessa
e così non si può distinguere il suo tragitto:
13 così anche noi, appena nati, siamo già scomparsi,
non abbiamo avuto alcun segno di virtù da mostrare;
siamo stati consumati nella nostra malvagità”.
14 La speranza dell`empio è come pula portata dal vento,
come schiuma leggera sospinta dalla tempesta,
come fumo dal vento è dispersa,
si dilegua come il ricordo dell`ospite di un sol giorno.
Il trionfo di giusti 15 I giusti al contrario vivono per sempre,
la loro ricompensa è presso il Signore
e l`Altissimo ha cura di loro.
16 Per questo riceveranno una magnifica corona regale,
un bel diadema dalla mano del Signore,
perché li proteggerà con la destra,
con il braccio farà loro da scudo.
17 Egli prenderà per armatura il suo zelo
e armerà il creato per castigare i nemici;
18 indosserà la giustizia come corazza
e si metterà come elmo un giudizio infallibile;
19 prenderà come scudo una santità inespugnabile;
20 affilerà la sua collera inesorabile come spada
e il mondo combatterà con lui contro gli insensati.
21 Scoccheranno gli infallibili dardi dei fulmini,
e come da un arco ben teso,
dalle nubi, colpiranno il bersaglio;
22 dalla fionda saranno scagliati
chicchi di grandine colmi di sdegno.
Infurierà contro di loro l`acqua del mare
e i fiumi li sommergeranno senza pietà.
23 Si scatenerà contro di loro un vento impetuoso,
li disperderà come un uragano.
L`iniquità renderà deserta tutta la terra
e la malvagità rovescerà i troni dei potenti.
Le conseguenze della interpretazione fatta da Utopia.it sul libro della Sapienza vengono descritte in toni apocalittici:
Sapienza è un libro ad orologeria
che sta per tuonare
Cristo ripeteva continuamente «così sta scritto» per convalidare la sua missione alle volontà dell’Antico Testamento. Ma proprio nell’ultima Sacra Scrittura, stilata nell’era cristiana ma non redatta da un seguace di Cristo, la Parola di Dio smentisce la Resurrezione rinnegando l’evento centrale dei Vangeli.
Ecco cosa dice l’autore di Sapienza: «Egli [Dio] mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose… Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so.» [Sap 7,17+21].
Se Sapienza è l’apice della Rivelazione divina, allora, chi ha mentito?
Dio o Cristo? Oppure entrambi?
La scomunica della Resurrezione di Liber Sapientiae piomberà come un macigno sul popolo dei fedeli.
Un altro muro sta per crollare.
È solo questione di tempo, ma volenti o nolenti sarà dolente.
E lo dico a malincuore. il riscontro brani-eventi ►
Il segreto conosciuto dal Vaticano, ma non rivelato
Alfredo Alì
Documenti e bibliografia
della redazione online Editing & Printing
autore@utopia.it
www.utopia.it/sapienza/3_volte_figlio_di_dio.htm
Testo CEI
Nel libro Sapienza
3 volte
figlio di Dio
1) Sap 2,13 … si dichiara figlio del Signore → figliuolo di Dio
→ figlio di Dio → Bibbia Martini/Vulgata
→ Bibbia Ed. Paoline 1969
2) Sap 2,16 … si vanta di aver Dio per padre
3) Sap 2,18 se… è figlio di Dio
In realtà l’espressione “figlio di Dio” di Sap 2,13 è hapax assoluto:
Sap 2,13 ἐπαγγέλλεται γνῶσιν ἔχειν θεοῦ καὶ παῖδα κυρίου ἑαυτὸν ὀνομάζει:
Scarpat traduce (vol I p 169):
Afferma di possedere la conoscenza di Dio,
e chiama se stesso servo del Signore.
giustificando in nota (vol I p 188):
Quanto all’avere Dio per padre, sempre secondo Scarpat (vol I p 156), nel giudaismo della diaspora il vocativo “padre” è attestato con sicurezza, ma è di sicura derivazione greca (e attestato nella filosofia greca: con esempi dal Timeo di Platone – ma l’accentuazione provvidenziale e salvifica dei testi biblici e talmudici è estranea al testo platonico ed è sicuramente più calda, nota p 155 – e da Epitteto).
Cfr anche Gv 8, 41, mentre Gesù parla con alcuni Giudei e dice: Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero: «Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!».
Il Vangelo di Giovanni ci attesta che anche nel giudaismo palestinese al tempo di Gesù ci si riferiva a Dio come Padre.
pp 157-8
www.utopia.it/manipolazione2.htm → www.utopia.it/allegati/anima_immortale.htm
p. 204

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